Data evento: 12 settembre 2025

Luogo: Sede di Brescia Attiva - Via Sardegna, 8 (BS)

Dalla Marcia alla Flotilla: la testimonianza di chi non si arrende di fronte all’ingiustizia a Gaza

Esistono momenti in cui manifestare in piazza non basta più, in cui un'esigenza interiore spinge ad andare oltre, a fare qualcosa di concreto. È questa la spinta che ha mosso Valeria Balzarini, una cittadina che, senza appartenere ad alcuna associazione, ha deciso di unirsi alla Global March to Gaza lo scorso giugno.

Il suo obiettivo, condiviso da circa 5.000 pacifiste e pacifisti da tutto il mondo, era semplice e potente: raggiungere il valico di Rafah per chiedere l'apertura di un canale umanitario e testimoniare la propria vicinanza al popolo palestinese. Ci ha raccontato tutto durante l’incontro di venerdì 12 settembre. 

Un muro contro la solidarietà

L'intento della marcia era quello di supplire, almeno idealmente, alle mancanze delle istituzioni nazionali e di agire come persone "comuni" che sentono il bisogno di fermare il genocidio di un intero popolo. Purtroppo l'iniziativa si è scontrata con la dura realtà: il governo egiziano ha eretto un muro invalicabile, e delle circa 1.500 persone arrivate in Egitto, molte sono state bloccate al Cairo, alcune espulse, altre private del passaporto e tutte tenute sotto stretto controllo.

Valeria, insieme ad altre e altri partecipanti, si è ritrovata in un hotel sorvegliato dalla polizia, in attesa di sviluppi che non sono mai arrivati.

L'incontro con chi è riuscito a fuggire

Impossibilitate a raggiungere Gaza, le attiviste e gli attivisti hanno cercato un modo per entrare in contatto con le persone palestinesi che erano riuscite a passare il confine dopo l'8 ottobre 2023, stimate tra le 120.000 e le 150.000. Da questi incontri è emerso un quadro drammatico. Chi è riuscito ad attraversare il valico ha dovuto pagare cifre esorbitanti, tra i 5.000 e i 10.000 dollari a persona, una somma che da sola racconta la disperazione della situazione. Queste persone rifugiate, pur non essendo confinate in tendopoli, non godono di alcun diritto o tutela e ricevono aiuto principalmente dalla popolazione egiziana, con cui esiste un forte legame di solidarietà.

Tra le tante storie raccolte, ha colpito profondamente quella di una madre, impegnata allo stremo per garantire che i suoi figli potessero continuare a studiare, vedendo nell'istruzione l'unica garanzia di un futuro e un segno di incrollabile speranza. Il messaggio ricevuto da tutte e tutti è stato chiaro: qualsiasi iniziativa, piccola o grande che sia, è utile e di aiuto per il popolo palestinese.

La Global Sumud Flotilla: la speranza naviga

L'impegno di Valeria non si è fermato al Cairo. La sua testimonianza si è spostata sul presente, raccontando la sua adesione alla Global Sumud Flotilla, una spedizione di aiuti umanitari via mare che si prefigge l'arduo obiettivo di rompere il blocco navale imposto dal governo israeliano.

Con emozione e convinzione, ha descritto la manifestazione al porto di Genova, dove circa 40.000 persone hanno accompagnato con fiaccole, bandiere palestinesi e applausi la partenza delle prime quattro imbarcazioni italiane, cariche di circa 300 tonnellate di beni umanitari.

Perché ora i media ne parlano?

Una domanda emersa dal pubblico durante l'incontro con Valeria è stata inevitabile: perché i media stanno finalmente dando risalto alla Flotilla, mentre sulla marcia di giugno era calato quasi il silenzio?

La risposta è complessa. Certamente hanno influito la rilevanza internazionale dell'iniziativa e la partecipazione di esponenti politici. Tuttavia, Valeria suggerisce una riflessione più profonda: forse questo improvviso interesse mediatico è un tentativo di attenuare un senso di colpa per quasi tre anni di una "narrazione" insufficiente, superficiale e di parte, che ha di fatto reso i principali organi di informazione complici di un massacro i cui esiti brutali e inumani erano prevedibili fin dall'inizio.

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