
20 dicembre 2025
Brescia: un laboratorio politico per l’estrema destra europea
I fatti
Questa storia inizia nella notte tra gli scorsi 10 e 11 ottobre quando, in castello, viene calato uno striscione di 15 metri lungo la fiancata della torre Coltrina: reca la scritta “Remigrazione”. Dalla base della torre si scattano foto allo striscione e ai fumogeni tricolori che sono stati accesi nel frattempo.
Il mattino seguente, l’account Instagram remigrazione_riconquista rivendica l’atto. Le persone dietro all’account spiegano che l’azione è parte di una campagna che vuole portare il tema della remigrazione al centro del dibattito pubblico. Fanno riferimento ad un “progetto di legge” non meglio specificato. Parlano di “difendere il futuro delle prossime generazioni”, di “priorità nazionale”, di raccolte firme e di nuove azioni che seguiranno in tutta Italia. Per i cittadini e le cittadine che non sono mai entrati in contatto con la parola “remigrazione”, però, rimane tutto poco chiaro.
Consultando il sito collegato all’account remigrazione_riconquista si capisce che si tratta di un’iniziativa nata dall’unione di tre associazioni di estrema destra note a livello nazionale (CasaPound Italia, Veneto Fronte Skinheads e Rete dei Patrioti) con una quarta, più piccola e locale, dal nome abbastanza inequivocabile: Brescia ai Bresciani.

I loghi delle sigle fondatrici del Comitato Remigrazione e Riconquista. La lista completa delle associazioni aderenti si può trovare a questo link. Fonte: sito del Comitato Remigrazione e Riconquista (link)
Dal sito si capisce che queste persone vogliono lanciarsi alla “riconquista delle città”, e che vedono la remigrazione come “punto di partenza imprescindibile, il primo passo concreto verso la salvaguardia della nostra civiltà”. La loro proposta programmatica mette in luce altri dettagli di questa visione: queste persone sono convinte che i flussi migratori siano incentivati da “centri di interesse” (articolo 1b), sostengono l’inesistenza del diritto di allontanarsi dalla propria nazione d’origine (articolo 2), e propongono la possibilità del ricongiungimento familiare solo per chi si è effettivamente integrato (articolo 2.2). Sperano che venga abolita la possibilità di usufruire della protezione umanitaria (articolo 2.3), vorrebbero che gli immigrati irregolari fossero espulsi dal suolo nazionale senza possibilità di sanatoria (articolo 4.1), e che la cittadinanza venisse revocata ai cittadini di origine straniera condannati in via definitiva per “reati specifici” (articolo 4.3). Inoltre, dicono che “la cittadinanza si intende revocata per indegnità morale e violazione del patto civico, con conseguente espulsione immediata e divieto permanente di reingresso”.
La proposta programmatica è lunga e non può essere riportata tutta in questa newsletter, ma ti consigliamo di leggerla per fartene un’idea: la puoi trovare a questo link.
Qualche giorno dopo gli eventi del castello, Paolo Bollani, direttore di ÈliveBrescia TV, ha ospitato in prima serata Jacopo Massetti, presidente di Brescia ai Bresciani, per discutere di ciò che è stato presentato semplicemente come “un tema che si sta affacciando in tutta Europa”. Da qui, va tutto molto veloce.
Il 15 novembre scorso, nelle sale dell’Hotel Fiera di via Orzinuovi, viene ufficialmente fondato il Comitato Remigrazione e Riconquista. 300 persone provenienti da tutto il nord Italia partecipano all’evento, e sono sostenute da Fabio Rolfi, vicepresidente della Provincia di Brescia e consigliere comunale. Il 26 novembre il comitato annuncia una mobilitazione di piazza per il 13 dicembre. Secondo il Primato Nazionale (giornale fondato da CasaPound Italia) la data è stata scelta per richiamare la notte del 13 dicembre 2024 in cui, sempre a Brescia, 400 persone hanno sfilato al grido di “Brescia è nostra e ci appartiene”. Ironicamente, molte di queste pare che non fossero bresciane.

Immagine della manifestazione notturna del 13 dicembre 2024. Fonte: Fanpage.it (link)
Il contesto
Tutto ciò non sorge spontaneamente a Brescia, ma arriva da luoghi e tempi abbastanza vicini. Il 25 novembre 2023, in un hotel di Potsdam, vicino a Berlino, un ricco dentista di Düsseldorf e l’imprenditore a capo delle catene BackWerk e Hans im Glück, organizzano un ricevimento segreto. Gli invitati vengono convocati solo tramite lettere cartacee, con l’obiettivo di discutere una strategia per condurre deportazioni di massa sulla base di criteri razzisti, e una strategia per coinvolgere l’opinione pubblica in tutto questo.
Tra gli altri, all’incontro partecipano i vertici del partito Alternative für Deutschland (AfD) e il trentacinquenne austriaco Martin Sellner che, in Europa, è uno dei principali sostenitori di teorie del complotto sulla sostituzione etnica. A detta sua il rischio di sostituzione etnica dev’essere contrastato tramite deportazioni di massa, che però si rifiuta di chiamare con questo termine. Sellner ha sempre vissuto ai limiti della legalità, arrivando persino a finanziare terroristi come Brenton Tarrant (51 omicidi), e risulta momentaneamente espulso sia dal suolo tedesco che dalle principali piattaforme online (salvo X, dove ha ringraziato Elon Musk per avergli restituito l’account).
Gli organizzatori dell’incontro decidono di svilupparlo tutto intorno alle idee di Sellner: la destra estrema è divisa su molte questioni, sostengono, ma non su queste. L’austriaco illustra dunque ai convitati quali gruppi etnici debbano essere sottoposti alle deportazioni, e che tipo di pressioni vadano imposte ai cittadini tedeschi di origine straniera. Grazie alla popolarità che stavano ottenendo all’epoca dei fatti (e che hanno continuato ad ottenere), i politici di AfD pensavano di riuscire a direzionare il paese verso questo tipo di intenzioni.
Nonostante i servizi segreti tedeschi abbiano classificato alcune sezioni regionali di AfD come gruppi estremisti pericolosi per la stabilità della democrazia (Turingia, Sassonia-Anhalt e Sassonia), il partito continua a definirsi una normale forza democratica e continua a guadagnare popolarità. Attualmente, a livello nazionale, AfD ha il sostegno del 26% dei cittadini tedeschi.
Nell'hotel di Potsdam è chiaro che Sellner fornisce le idee, e i politici dell'AfD le portano nel partito. Ci si chiede come rendere operativo il piano delle deportazioni di massa: si parla di progetti politici dettagliati, di raccolte fondi per sostenere associazioni politiche di estrema destra, e di coinvolgere finanziatori ricchi e famosi. E si parla anche di come coinvolgere l’opinione pubblica. Il figlio di uno degli organizzatori propone di aprire un’agenzia di influencer, e i politici di AfD menzionano la possibilità di un finanziamento da parte del partito: sui social network si immaginano di rendere accettabili le idee estreme di Sellner grazie all’uso di un termine che suoni morbido e che possa esser lasciato vago, così da favorirne l’inserimento nel discorso pubblico. La parola “remigrazione” pare perfetta.
Continuando le indagini sul convegno di Potsdam, lo scorso 30 settembre, la testata investigativa CORRECTIV ha dimostrato che l’estrema destra tedesca tiene fede ai piani. L’analisi di più di 1122 post pubblicati da gennaio 2024 ad oggi su Facebook, Instagram, X, TikTok e Telegram ad opera di politici di AfD rivela l’intenzione di tenere alta l’attenzione del pubblico sulla parola “remigrazione”. AfD pubblica spesso post che la contengono, e sfrutta casi di cronaca nera che coinvolgono persone di origine non tedesca per farla rimbalzare il più possibile.

Questo grafico mostra il numero di post contenenti la parola “remigrazione” pubblicati da gennaio 2024 ad oggi da esponenti di AfD. Cercano di menzionare la parola circa una volta ogni due giorni e sfruttano il più possibile casi di cronaca nera che coinvolgono persone di origine non tedesca. I nomi di città riportati sul grafico indicano i luoghi in cui sono avvenuti delitti o attentati, mentre le frecce li riconducono alla data in cui sono stati commessi. In corrispondenza di ogni crimine compare un picco di post recanti il termine “remigrazione”. Fonte: indagine della testata investigativa CORRECTIV (link)
Le idee di Sellner sulla sostituzione etnica e la “remigrazione” non trovano terreno fertile solo nella Germania di AfD ma in tutto l’Occidente (e non solo, ascolta questo contributo), dove ci sono persone e partiti pronti a supportarle. In Francia, per esempio, il Front National (FN) sostiene che la sostituzione etnica sia voluta da un complotto, ma anche che sia una conseguenza inevitabile della ricerca di manodopera a basso costo. In Olanda, il Partij voor de Vrijheid (PVV) parla di “uomo bianco minacciato da orde di stranieri”. In Austria, il Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ) sostiene che “il sangue deve essere viennese, quello straniero non va bene per nessuno”.
In Italia, oltre che negli ambienti di CasaPound Italia, Veneto Fronte Skinheads e altre associazioni della destra estrema, queste idee girano da tempo in Lega e Fratelli d’Italia che, sfruttando la loro popolarità, le diffondono e le rendono accettabili per il pubblico.
Lo scorso maggio, parlando di un convegno che avrebbe ospitato Martin Sellner e altri famosi estremisti europei nei pressi di Milano, il ministro dell’interno Piantedosi ha sostenuto che “in democrazia c’è bisogno di tutti i contributi e di tutte le componenti rispetto a fenomeni così complessi”, e ha esortato a “non avere paura di idee forti”. Ma chiedere deportazioni di massa non è “un’idea forte”, è un proposito criminale. E la democrazia non ha “bisogno di tutti i contributi” perché, la democrazia, non è uno spazio in cui vale tutto. È uno spazio in cui vale tutto ciò che sta dentro alcune regole condivise di convivenza civile, che servono a garantire la serenità di chi vive in quello spazio. Proporre deportazioni di massa è fuori da queste regole, e non esistono ragioni razionali che possano giustificarle.
In barba a tutto ciò, il convegno (chiamato Remigration Summit), si è tenuto al teatro Condominio di Gallarate, lo scorso 17 maggio. Lo stesso giorno, a La Spezia, c’è stata una manifestazione di CasaPound Italia, che sia con quest’azione che col Remigration Summit si vantava di aver “colto in contropiede la sinistra”. A detta loro, la sinistra “ha reagito come sempre: isteria, delegittimazione, antifascismo da operetta. Bella Ciao sparata a tutto volume, centri sociali in modalità guerriglia urbana, stampa in servizio permanente effettivo a colpi di “ultradestra”. Nulla di nuovo, se non il risultato: la legittimazione piena di un dibattito che non possono più evitare”. Hanno schernito poi il “fascismo immaginario” denunciato dalla sinistra, ma accostando questi discorsi ad espressioni come “rimpatrio degli incompatibili” che lasciano poco all’immaginazione. Tutto ciò è sostenuto dalla Lega che si dice pronta a portare le proposte di deportazioni di massa in Parlamento Europeo.
Andando avanti di qualche mese arriviamo al 6 settembre scorso quando, a Grosseto, si svolge la festa nazionale di CasaPound Italia: una delle prime occasioni in cui si registra la presenza congiunta di CasaPound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani, le associazioni che poi formeranno il comitato Remigrazione e Riconquista. È qui che viene presentata la “proposta di legge” per cui si forma e agisce il comitato.
Poco meno di un mese dopo, al Grand Hotel Palazzo di Livorno, si tiene un altro Remigration Summit, decisamente più importante del primo: AfD, il partito tedesco del meeting di Potsdam, si sbilancia, e manda una delegazione a confrontarsi col resto dell’estrema destra europea, la Lega in prima fila. Tutto è collegato nel mondo dell’estrema destra, ed è evidente come ciò che sta accadendo a Brescia in questo momento non sia nato per caso, ma sia il frutto degli accordi di una rete coesa di associazioni e partiti che copre tutta Europa. A Brescia non è comparso un gruppetto di estremisti locali, ma un’associazione che condensa le intenzioni di tutto il neofascismo italiano, del neonazismo tedesco di AfD (per sapere di più sui collegamenti tra neonazismo e AfD ti consigliamo questo link), di quello austriaco di Martin Sellner, dell’estrema destra francese di Jean-Yves Le Gallou, e via discorrendo. Non si tratta di un fenomeno locale.
Brescia Attiva

Noi di Brescia Attiva ci opponiamo a tutto questo, e abbiamo sostenuto la rete bresciana IO ACCOLGO nel tentare di impedire la fondazione del comitato Remigrazione e Riconquista lo scorso 15 novembre. L’Assemblea Permanente Antifascista di Brescia riteneva scontato che la Questura e il Comune vietassero il raduno all’Hotel Fiera di via Orzinuovi, che invece è avvenuto. Pochi giorni dopo, il comitato ha annunciato una mobilitazione prevista per lo scorso 13 dicembre e, in questo caso, l’Assemblea Permanente Antifascista ha indetto una riunione pubblica per pianificare iniziative di opposizione.
Il 6 dicembre, per ragioni di sicurezza, la Questura di Brescia ha dato ordine affinché la manifestazione neofascista venisse trasformata da corteo a presidio statico, ma la notizia è stata riportata dal giornale di Brescia in maniera fuorviante. Si titola che il corteo è stato vietato, cosa vera, ma che agli occhi di un lettore appare come un divieto a manifestare. Inoltre, nell’articolo viene lasciato molto spazio a Luca Marsella, portavoce di CasaPound Italia, che ovviamente grida alla censura. Dopo aver offerto il fianco al solito vittimismo dell’estrema destra, la Questura muta in presidi statici anche i due cortei che, su indicazione dell’Assemblea Permanente Antifascista, erano stati organizzati nel frattempo dalla rete IO ACCOLGO e dal C.S.A. Magazzino 47.
Il 13 dicembre, 1300 persone provenienti da tutto il Nord Italia a sostegno della prima uscita pubblica del comitato Remigrazione e Riconquista si trovano nei parcheggi di via Corsica, via Sostegno e via Sardegna, e, rompendo il divieto di sfilare, si spostano da lì fino al parco Tarello, dove sarebbero dovute rimanere sin dall’inizio. Arrivate nei pressi del parco, le persone che hanno organizzato il corteo “onorano” le manifestanti, che sventolano ossessivamente il tricolore italiano e che si fanno ammaestrare con degli “in fila!”. Dicono di non voler diventare la “periferia di qualche città pakistana”, parlano di “cavallette cinesi che prendono i nostri negozi”, e gridano “Italia agli Italiani! Europa agli Europei!”
Quel giorno, come altri 2500 antifascisti, noi di Brescia Attiva eravamo in piazza per esprimere il nostro dissenso nei confronti del neofascismo, dell’estrema destra, e per evitare di lasciare il discorso sull’immigrazione e sulla sicurezza a proposte razziste. Nel mezzo dei cortei antifascisti, ci siamo spostati da piazza Rovetta a piazza della Loggia per deporre un omaggio di fronte alla stele che ricorda le vittime dell’attentato neofascista del 1974, e lungo via San Faustino. Tutto ciò è avvenuto sotto la supervisione di numerosissimi agenti delle forze dell’ordine e del questore in persona che, a bordo di un elicottero, sorvola il centro città. Il clima è teso; i numeri delle manifestazioni antifasciste sembrano dire che i Bresciani non si sono accorti fino in fondo di ciò che sta succedendo nella loro città. L’idea degli scontri, le decine di camionette, gli idranti e i molti poliziotti inquietano ma, nonostante le intenzioni violente del comitato Remigrazione e Riconquista (“dove sono gli antifascisti!”), fortunatamente, non ci sono contatti tra i cortei né tensioni di altro genere. Del resto, rivelarsi violenti durante la loro prima uscita pubblica sarebbe stato un grande autogol per i neofascisti: avrebbe rivelato sin da subito il pericolo sociale che rappresentano. Probabilmente si sono organizzati per apparire disciplinati, seri e ragionevoli, ma gli slogan che usano li tradiscono.
Per un futuro degno, sicuro e prospero, Brescia deve rimanere una città inclusiva e combattere il neofascismo, anche quando arriva sotto forma di parole che sembrano ragionevoli.
Cosa puoi fare?
Leggi molto, sii curiosə e informati nel dettaglio, discuti di questi argomenti senza cedere alle semplificazioni, raggiungici in piazza. Cerca di capire chi e come prende le decisioni che influenzano le tue giornate e, se ti va, prendi parte al dibattito politico. La democrazia c’è, ma va mantenuta – insieme possiamo unirci per far sì che quello che diamo per scontato resti nel tempo!
Tag: antifascismo


