
15 Luglio 2025
Salario minimo: un diritto, non un lusso
Negli ultimi trent’anni il mondo del lavoro è cambiato e non necessariamente in positivo.
In nome di una maggiore flessibilità e del massimo profitto sono stati sacrificati alcuni diritti fondamentali. Come se non bastasse, negli ultimi tempi è stato messo in discussione l’articolo 36 della Costituzione che sancisce il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
L’ennesimo triste primato europeo
Siamo l’unico paese europeo in cui i salari sono diminuiti (-2,9%) tra il 1990 e il 2020. In Germania è stata registrata una crescita del 30%, mentre nei paesi baltici sono praticamente raddoppiati1.
È invece aumentato il numero di working poor, cioè di persone lavoratrici che si trovano in condizioni di povertà nonostante abbiano un lavoro2.
Ma una soluzione c’è…
…e si chiama salario minimo!
Questa misura, già adottata da 22 Paesi europei, tutela le categorie più vulnerabili, come le donne e i giovani, maggiormente esposte al rischio di povertà e sfruttamento.
Le proposte avanzate finora prevedono di fissare la soglia minima di retribuzione a 9€ lordi l’ora, ma l’introduzione di tale misura incontra ancora notevoli resistenze3.
L’adeguamento dei salari al costo della vita non è più procrastinabile, sia in termini di sostenibilità economica che di qualità della vita di moltissime persone lavoratrici. Inoltre, il miglioramento delle condizioni economiche della cittadinanza favorirebbe una partecipazione più ampia e attiva alla vita democratica del nostro Paese.
Possibile che l’introduzione di un salario minimo garantito non sia una priorità4?
Come è cambiato il mondo del lavoro in Italia e in Europa
Nel corso degli ultimi trent’anni il mondo del lavoro ha subito importanti trasformazioni. Oltre all’erosione di alcuni diritti fondamentali – sacrificati in nome della massima flessibilità (e del massimo profitto) – stiamo da tempo assistendo alla messa in discussione dell’articolo 36 della nostra costituzione, che non solo è democratica e basata sul lavoro, ma prevede anche che ogni persona che lavora abbia “diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”
L’Italia è l’unico paese europeo che tra il 1990 e il 2020 ha registrato un abbassamento dei salari (-2.9%), contro una crescita del 30% per la Germania e un raddoppio nei paesi baltici5.
Dati che trovano conferma nel fatto che è in costante crescita anche il numero di working poor, ovvero persone che lavorano che si trovano in condizioni di povertà nonostante abbiano un lavoro6.
Per queste ragioni si rende sempre più necessaria l’introduzione del salario minimo: una soglia di retribuzione minima oltre la quale non è possibile scendere. 22 su 27 paesi europei prevedono già l’adozione di tale misura. Rimangono escluse solamente Italia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Austria.
Perché è importante introdurre il salario minimo?
Pur non trattandosi di una soluzione risolutiva, il salario minimo andrebbe a sostenere le categorie di persone che lavorano maggiormente espostə a povertà e sfruttamento, come le donne e le persone giovani. Le proposte avanzate fino ad oggi si proponevano di fissare a 9€ lordi l’ora la soglia minima di salario garantito, ma sembrano ancora notevoli le resistenze che l’introduzione di tale misura incontra7.
L’adeguamento dei salari ai costi della vita quotidiana non è più procrastinabile, in termini di sostenibilità e di qualità delle vite di moltissimə persone che lavorano. È inoltre opportuno ricordare che il miglioramento delle condizioni economiche di ogni cittadinə che lavora favorirebbe una più ampia e attiva partecipazione alla vita democratica del nostro paese: che anche per questo l’introduzione di un salario minimo garantito non sia una priorità8?
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